MONTEFORTE E SOAVE: L’ACQUA SE NE VA, RESTANO I DANNI
Soave e Monteforte d’Alpone sono i due paesi storici produttori del Soave classico, la prima denominazione riconosciuta con Regio Decreto del 1931 proprio delimitando i territori vitati di questi due comuni (nella foto il cimitero di Monteforte dopo l’alluvione. Da allora la storia produttiva e commerciale di queste due comunità si sono legate indissolubilmente all’economia vitivinicola di questo territorio.
Sono due paesi quasi gemelli, caratterizzati da un’orografia similare di circa 2.000 ettari ciascuno, di cui 1.600 vitati, metà circa in collina e metà in suoli declivio più pianeggianti. Entrambi si dividono i cru più significativi dell’area classica e chiudeva a Sud due tra le vallate più suggestive dell’est veronese: la Val Tramigna per Soave e la Val d’Alpone per Monteforte.
I due torrenti che quasi all’unisono hanno tracimato nella notte del 1° novembre, generando una tra le più devastanti alluvioni che il Veneto ricordi. Sette giorni di intenso lavoro per Istituzioni, Organizzazioni, Protezione Civile, Esercito per riportare un accenno di normalità in questo territorio. Sette giorni per mettere in salvo i cittadini per liberare i paesi prima dalla melma e poi dai poveri resti di negozi e abitazioni completamente danneggiati dalle acque.
Ora che l’emergenza sembra ormai superata, è il momento anche per il comparto viticolo, sicuramente il più importante nell’economia di questo comuni, cercare di fare un primo sintetico bilancio dei danni provocati dall’evento. L’alluvione ha coinvolto in modo pesante i due centri abitati e quindi i danni più rilevanti sono segnalati dalle ditte che hanno sede aziendale e produttiva nei due centri storici. Sono otto le imprese viticole, tra cui Cantine Sociali e piccole aziende e medie aziende agricole fortemente danneggiate dall’acqua.
Sono stati compromessi serbatoi, impianti, attrezzatura, cartoni e materiale di confezionamento, sistemi informatici, per un danno complessivo di circa 3 milioni di euro. Ci sono però altre 120 aziende viticole che hanno visto i loro annessi rustici completamente allagati con danni importanti a trattori, macchine operatrici ed attrezzature specifiche per la viticultura. Molti mezzi non potranno essere riparati, per altri sembra possibile un recupero ma con un forte deprezzamento dell’attrezzo. Il tutto per un danno oggi stimato in 1.500.000 € .
Il sistema produttivo, ovvero i 500 ettari di vigneto rimasti sottacqua per circa una settimana, non sembrano aver sofferto particolarmente, se non nei pressi delle esondazioni, dove la violenza dell’acqua ha di fatto distrutto 10 ettari di vigneto specializzato, cui devono essere aggiunte le spese per il ripristino di molte strade poderali letteralmente sparite e della rete di smaltimento delle acque, canali, fossi, scoli, ora riempiti di fango o terra. Operazioni queste che richiederanno un investimento di altri 1.500.000 €. Complessivamente quindi il ripristino di questo sistema vitivinicolo abbisogna di circa 7 milioni di €, che comparati con l’area relativamente ristretta interessata dall’evento, da’ una dimensione dell’intensità del danno subito dalle aziende coinvolte.
Ministro, Governatore e assessori regionali hanno già dichiarato la loro solidarietà ed il loro impegno nei confronti delle aziende colpite. Oggi arriva anche il capo del Governo e le conferme delle promesse di risarcimento. I media nazionali, fino ad oggi un po’ distratti, si stanno interessando finalmente anche di questa nostra drammatica situazione. Potranno le nostre famiglie e le nostre aziende tornare a sorridere?

Certo che si, ma tra molto tempo, come sempre in Italia i tempi della ricostruzione saranno lunghissimi, dopo le sfilate dei politici